Esopo e il “Fattore Critico di Successo”

Il castello costruito nella nostra mente
Esopo ci racconta una storia vecchia di oltre duemilacinquecento anni che, probabilmente, contiene più buon senso di molti moderni manuali di management.
Un uomo si sta recando al mercato con un recipiente pieno di latte appoggiato sulla testa; il tragitto è lungo e, come spesso succede quando la mente non è impegnata da qualcosa di concreto, i pensieri cominciano a correre molto più veloci dei suoi passi: venderà il latte, con il ricavato comprerà delle uova, dalle uova nasceranno i pulcini, poi arriveranno un maiale, una mucca, un gregge, una casa sempre più grande, servi, ricchezze e prestigio, fino a immaginare il momento in cui sceglierà la donna più bella del villaggio e, se questa dovesse contrariarlo, la rimetterà immediatamente al suo posto.
Mentre immagina quella scena, compie inconsciamente quel gesto.
Il contenitore cade.
Il latte si rovescia.
E con esso scompaiono le pecore, la casa, i servitori e ogni briciolo di quella ricchezza che esisteva solo nella sua immaginazione.
La morale che normalmente viene attribuita a questa favola è che non bisogna costruire castelli in aria. È una conclusione corretta, ma forse un po’ superficiale. A ben guardare, infatti, Esopo non ci invita affatto a rinunciare ai sogni; ci mette semplicemente in guardia da un errore molto più sottile e infinitamente più frequente: dimenticare il particolare da cui dipende tutto il resto.
Il fattore da cui dipende tutto
Immaginiamo di avere un’idea destinata, almeno nella nostra testa, a rivoluzionare il mercato dell’acqua minerale. Studiamo un sistema di imbottigliamento innovativo, progettiamo gli stabilimenti, registriamo il marchio, commissioniamo un logo memorabile, organizziamo una rete distributiva internazionale, firmiamo accordi con supermercati e grossisti, assumiamo consulenti, pianifichiamo il marketing e, naturalmente, cominciamo già a fantasticare su come impiegare la montagna di denaro che il nostro progetto produrrà.
Poi qualcuno, con una domanda tanto banale quanto devastante, interrompe il nostro entusiasmo:
«Scusa… ma l’acqua è potabile?»
Non lo è.
A quel punto non importa più quanto fosse brillante il marchio, quanto fosse efficiente la logistica o quanto sofisticato il sistema di distribuzione. Tutto diventa irrilevante, perché abbiamo costruito un progetto perfetto… dimenticandoci dell’unica cosa senza la quale non avrebbe mai potuto funzionare.
Nel linguaggio del management questo elemento prende il nome di Critical Success Factor, fattore critico di successo. Ogni progetto, ogni attività, ogni impresa umana possiede uno o pochissimi presupposti fondamentali; possiamo anche realizzare la struttura più elegante e complessa del mondo, ma se manca proprio quell’elemento, tutto il resto perde valore.
Il problema non sono i sogni
Sognare è una delle caratteristiche più straordinarie dell’essere umano. È grazie a chi ha immaginato ciò che ancora non esisteva se oggi abbiamo la scienza, la tecnologia, l’arte e gran parte del benessere di cui godiamo. Nessuna civiltà è mai progredita grazie a persone incapaci di guardare oltre il presente.
Il problema nasce quando, quasi senza accorgercene, smettiamo di distinguere il sogno dalla realtà. La fantasia, che dovrebbe alimentare la creatività, comincia lentamente a sostituirsi all’analisi; il risultato è che finiamo per prendere decisioni basandoci non sui fatti, ma sul film che da settimane – o mesi, o anni… – continuiamo a proiettare nella nostra mente.
È esattamente ciò che accade al protagonista della favola di Esopo. Il latte non cade perché aveva un progetto ambizioso, ma perché, nella sua testa, quel progetto era già diventato un fatto compiuto.
Le storie che nessuno racconta
Naturalmente esistono persone che hanno trasformato idee apparentemente folli in imprese straordinarie. Le storie di Bezos, Musk, Jobs e di molti altri imprenditori vengono continuamente citate per dimostrare che bisogna credere fino in fondo nei propri sogni e non arrendersi mai.
Ed è assolutamente vero. Quello che, però, queste storie raramente raccontano è tutto ciò che è accaduto nel frattempo.
Per ogni persona diventata un simbolo mondiale di successo esistono migliaia di imprenditori altrettanto intelligenti, altrettanto determinati e altrettanto convinti della propria idea che hanno semplicemente costruito tutto su una premessa sbagliata. Inoltre, quasi sempre, il racconto si interrompe proprio nel momento decisivo, quello in cui arrivano investitori, capitali, anni di perdite sostenute da qualcun altro e una lunga serie di circostanze favorevoli senza le quali quella storia, probabilmente, non sarebbe mai finita sui giornali.
Non è una critica al successo, è semplicemente un invito a ricordare che la realtà non distribuisce ricompense in proporzione all’entusiasmo.
Quando perfino l’intelligenza artificiale ci dà ragione
Negli ultimi anni si è aggiunto un elemento nuovo. Se una volta raccontavamo i nostri progetti agli amici — con il rischio che qualcuno li demolisse senza troppi complimenti — oggi li presentiamo sempre più spesso a un’intelligenza artificiale, che è perfettamente in grado di sviluppare un piano dettagliato, individuare strategie, prevedere scenari, costruire modelli economici e suggerire soluzioni estremamente convincenti.
È uno strumento straordinario, ma proprio per questo può diventare pericoloso se dimentichiamo una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale ragiona sulle premesse che le forniamo. Se queste sono sbagliate, il risultato sarà semplicemente un progetto magnificamente argomentato… costruito sulla stessa premessa sbagliata. La qualità del ragionamento, infatti, non dimostra automaticamente la correttezza del punto di partenza.
La realtà è molto ostinata
La storia dell’umanità è piena di persone intelligenti, colte, preparate e incredibilmente motivate che hanno dedicato la propria vita a inseguire un’idea impossibile. Migliaia di alchimisti hanno cercato di trasformare il piombo in oro e nessuno ci è riuscito; ancora oggi migliaia di persone sono convinte di poter trovare il sistema definitivo per battere la roulette o vincere regolarmente alla lotteria; esiste perfino un museo dedicato alle macchine del moto perpetuo e, com’è inevitabile, sono tutte rigorosamente ferme.
A nessuno di loro mancavano la volontà, la perseveranza o la capacità di sacrificio. Semplicemente avevano costruito anni di lavoro su un presupposto incompatibile con la realtà, e la realtà ha una caratteristica piuttosto irritante: continua ostinatamente a funzionare secondo le proprie regole, indipendentemente da quanto intensamente desideriamo che cambi idea.
La vera lezione di Esopo
C’è infine un ultimo particolare che la favola suggerisce con grande eleganza. Finché il protagonista si limita a fantasticare, non succede nulla; il problema nasce quando quelle fantasie cominciano a modificare il suo comportamento. È ciò che accade ogni volta che iniziamo a spendere soldi che non abbiamo ancora guadagnato, prendiamo decisioni basandoci su risultati che esistono soltanto nella nostra immaginazione oppure costruiamo il quinto piano di un edificio senza esserci preoccupati di verificare se le fondamenta possano sostenerlo.
Sognare rimane una delle qualità più preziose che possediamo e sarebbe un peccato rinunciarvi. Ma, proprio perché i sogni sono importanti, meritano di poggiare su fondamenta solide; altrimenti rischiamo di investire anni di lavoro nel perfezionare ogni dettaglio di un progetto destinato a non funzionare semplicemente perché, come nel caso della nostra fantomatica acqua minerale, ci siamo dimenticati di verificare se l’acqua fosse potabile.
Forse è proprio questa la vera lezione di Esopo: non smettere di sognare di costruire castelli, ma ricordarti, prima di tutto, di controllare il terreno su cui hai deciso di costruirli.
by Bruno

